Vivian Meier: Il mistero della bambinaia fotografa

Vivian Meier: Il mistero della bambinaia fotografa

Nella valigia delle vacanze tra un romanzo e un saggio impegnato che probabilmente non leggeremo, mettiamo anche un cofanetto (libro+dvd) edito da Feltrinelli e intitolato “Alla ricerca di Vivian Maier”.

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Vivian Maier è una bambinaia. Vivian Maier è misteriosa. Vivian Maier è una fotografa, ma nessuno lo sa.
Quello che si sa è che nasce a New York nel 1926, che nella giovinezza si divide tra la Francia e gli Stati Uniti, che il padre era andato via di casa nel 1939 e che lei, dopo aver lavorato in una fabbrica di New York, si trasferisce a Chicago e qui, per circa quarant’anni, vive facendo la babysitter.
Riservata e schiva, tutti la ricordano in strada con la sua Rolleiflex 6×6, ma nessuno ha mai visto una sua foto.

Armenian woman fighting, September, 1956, Lower East Side, NY

Armenian woman fighting, September, 1956, Lower East Side, NY

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Nel 2007 un giovane agente immobiliare appassionato di collezionismo acquista all’asta una scatola di negativi per 400 dollari. Appena li sviluppa si rende conto di trovarsi dinanzi a una grande scoperta e decide di condividerla col mondo attraverso un blog, profili social e mostre.
Nasce così ‘il caso Vivian Maier’. In questo dvd e nel libro, parlando con alcune persone che l’hanno conosciuta, Maloof ricostruisce il ritratto di una femminista, socialista, grande appassionata di cinema e soprattutto autodidatta. Tra i fotografi più sorprendenti del XX secolo, Vivian Maier occupa un posto d’onore, faticosamente conquistato dopo anni di anonimato, e grazie alla progressiva scoperta, lenta ed entusiasmante, del suo inedito patrimonio iconografico. Volti, ombre e riflessi, scattati dalla fotografa lungo le strade dell’American Lifestyle, svelati da più di centomila negativi.

 

 

Undated, New York, NY

Undated, New York, NY

 

In caso di temporali estivi dedicate 84 minuti alla visione di quest’avvincente giallo della fotografia, scritto non da Simenon, ma dalla vita di una donna comune.

Dicono delle sue fotografie:

“Ai giovani la sua fotografia insegna la necessità di vivere dall’interno, di conoscere prima di scattare, di lasciarsi vivere con la fotografia e convivere con la lentezza, e pensare che è più sempre importante la ragione dello scatto che non il suo destino.”
(D. Trunfio)

“Le sue fotografie nascono da un ritmo emotivo. Sono indici puntati su ciò che rallenta in lei il battito delle ciglia, sulle forme del mondo che ne fermano il passo, sulle situazioni appena percettibili che provocano un diverso battito cardiaco, più accelerato o solo più sospeso”.
(S. Turzio)

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