THINSPIRATION – una fanzine fotografica di Laia Abril

THINSPIRATION – una fanzine fotografica di Laia Abril

“C’è gente triste per delusioni d’amore, gente triste per la perdita di qualcuno di caro, persone che hanno tutto, ma desiderano ancor di più. Fra tutte queste persone, si nasconde una felicità da invidiare. Con Ana mi sento bene, lei mi aiuta a far sparire ogni problema e mi fa pensare solo a come sta cambiando il mio corpo. Questi cambiamenti mi rendono felice. Ogni giorno che passa, sento sempre di più che sto per raggiungere la perfezione esteriore. Quando salgo sulla bilancia mi scappa un sorriso e penso: Dai, ce la puoi fare, manca ancora un po’”.

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Un blog al femminile come tanti. Sfondo rosa e caratteri bianchi, autoritratti con il telefonino, scambio di confidenze e consigli. Un blog qualunque. All’apparenza. Poi leggi: “Questo è un blog pro ana, se sei contrario a questa filosofia di vita, sei pregato di uscire dalla pagina!”
Ana non è un nome di donna, è un riferimento “confidenziale” ai disturbi alimentari da anoressia nervosa. La maggior parte delle comunità Pro-Ana trasformano l’anoressia in un dogma, la promuovono e la difendono come scelta di vita che andrebbe rispettata da medici e familiari. Ana, per molte, diventa una dea da venerare.

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Per Laia Abril, giovane fotografa e giornalista catalana, è invece una storia da indagare e raccontare fino ai suoi esiti estremi, al confine del desiderio ossessivo e dell’autodistruzione. Thinspiration è il secondo capitolo di un progetto a lungo termine sui disturbi alimentari iniziato quasi due anni fa. La Abril simula nella sua stanza un vero e proprio shooting: il buio, il cavalletto davanti allo schermo del computer e un dialogo esclusivo, quello tra la sua macchina fotografica e quella delle ragazze.


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Così i loro autoritratti vengono ri-fotografati e reinterpretati: clavicole, pance piatte, gambe filiformi, in un linguaggio moderno e dal taglio estremo che si avvicina all’alfabeto visivo della moda, ma che trasforma le immagini in una riflessione ineluttabile sulla malattia, sulla celebrazione dell’indebolimento del corpo e sui nuovi fattori di rischio in incubazione nei social network, perché negli scatti di Ana e delle sue “amiche” la vera ambiguità è quella di voler apparire fino a sparire.

(articolo a cura di Pamela Piscicelli/D.O.O.R.)

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