Storia di un provino a contratto

Storia di un provino a contratto

Massimo Mastrorillo
Beira, Mozambico, 2005
Nikon F100/T-Max 400 film

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Beira, una città in crisi, abbandonata a se stessa come molte altre in Mozambico. Una città simbolo, in un Paese, da anni, in bilico tra sogno e povertà.
Si avvicinava il tramonto, il cielo era limpido.  Decisi di passeggiare lungo la strada che costeggia il mare. Per anni avevo documentato il malessere di questo Paese. Per il mio progetto avevo bisogno di un’immagine di gioia e speranza che potesse essere piena di verità e non lasciasse spazio a banalità e luoghi comuni.

Più volte, avevo chiesto alle persone che ritraevo o incontravo cosa sognassero per il loro futuro. Le risposte erano monocordi: un lavoro, una casa, poter mandare a scuola i propri figli. Eppure, queste risposte venivano date sempre col sorriso e una grande dignità, perché questa è l’anima del popolo Mozambicano, dapprima costretto a trent’anni di guerra e poi a quindici di povertà e false promesse.

Una luce meravigliosa plasmava tutto ciò che incontrava. Improvvisamente davanti a me si aprì uno scenario di pura gioia. Un gruppo di bambini di strada si stava esercitando in alcune mosse di Capoeira. Agili ed energici saltavano ovunque come schegge impazzite. Preso dall’entusiasmo, cominciai a scattare a raffica, nel tentativo di riuscire a catturare un istante in cui tutto questo disordine, assumesse un ordine apparente.

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Corpi e ombre si mischiavano incessantemente fino a quando percepii che il mio occhio era riuscito a dare vita ad una piccola, magica “entropia”. Tutti gli elementi di questa immagine sono in perfetta armonia, ma soprattutto lo sguardo del bambino al centro del fotogramma, indomito e di sfida, mi aveva aiutato a non restare vittima del mio ego e della mia ricerca estetica e a raccontare che forse, per i Mozambicani, per l’Africa tutta, un futuro è possibile.

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(dal libro ‘CONTATTI. Provini d’autore a cura di Giammaria De Gasperis. Postcart Ed.)

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