Il ritratto fotografico, prima parte

Il ritratto fotografico, prima parte

Già nei mesi scorsi ci eravamo occupati di ritratto. Adesso vogliamo dedicare qualche post alla voce diretta dei fotografi e ai loro consigli.
Cominciamo da Eric Howard e al suo racconto sulla realizzazione della sua fotografia dal titolo Walter.

Portrait of Walter

Molti che hanno visto questa immagine hanno pensato che fosse stata realizzata al computer, ma il segreto risiede esclusivamente in un’attenta composizione.

Un giorno andai in un maneggio per incontrare una ragazza che andava pazza per i cavalli; lei mi mostrò come il suo cavallo l’abbracciasse col collo e la testa. In quel momento non era possibile scattare una foto – lo sfondo era ingombro e la ragazza indossava jeans e maglietta – ma decisi di comporre l’immagine un giorno in cui le circostanze sarebbero state più adatte.

Venni a sapere, infine, che la ragazza e il suo cavallo avrebbero partecipato a una manifestazione sportiva, durante la quale la mia amica avrebbe indossato un completo da cavallerizza. L’immagine che avevo in mente sarebbe stata surreale: volevo che lei avesse sullo sfondo i 60 box, le duecento persone e i tutto il contorno di cani e bambini.

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Perché l’immagine funzionasse, tuttavia, il cavallo avrebbe dovuto tenere le orecchie nella direzione in cui era rivolto il suo muso, ma questo accadeva solo quando nulla distoglieva l’attenzione dell’animale. Perciò scattai la fotografia usando come sfondo un campo vuoto. In questo modo l’immagine si è rivelata un po’ più artificiosa di quanto avrei desiderato, ma, vista attraverso il mirino, appariva comunque sbalorditiva.

Ho messo in posa il soggetto con molta attenzione, affinché il soprabito nascondesse il corpo del cavallo e abbiamo fatto in modo che l’animale muovesse la coda per aggiungere maggior effetto all’immagine. Li ho collocati al centro dell’inquadratura lasciando libero lo spazio intorno per dare respiro alla composizione, quindi ho scattato a mano libera.

Micky Mantis nude in chair Silhouette Portrait Framed

Bisogna credere nelle proprie fotografie. Una volta sviluppata ero molto soddisfatto del risultato di quest’immagine, ma il giudizio di un paio di persone cui l’avevo mostrata era completamente negativo, quindi iniziai a domandarmi se, dopo tutto, era davvero così riuscita. Decisi infine di esporla alla mostra annuale della Royal Photographic Society, unicamente perché dovevo presentare quattro stampe e avevo bisogno della quarta fotografia. Vinsi il primo premio e capii che non dovevo mai perdere fiducia nelle mie immagini.

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