Dalla camera oscura al digitale

Dalla camera oscura al digitale

Oggi grazie a software e applicazioni alla portata di tutti, da Instagram con i suoi filtri ad Adobe Photoshop, si crede che la postproduzione fotografica sia una “disciplina” moderna.

La fotografia del primo ministro canadese con la regina Elisabetta è la prova del contrario. La postproduzione esiste da sempre, praticamente dalla nascita della fotografia. Nell’immagine appena citata era presente anche Re Giorgio, eliminato in postproduzione.

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Qui due immagini storiche di propaganda; la prima americana, la seconda italiana.

Il generale Grant a cavallo davanti al suo accampamento è in realtà un fotomontaggio, compositing, di tre foto: il fondo, il cavallo con il cavaliere, il viso del generale.

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La seconda foto ritrae Mussolini a cavallo durante la campagna libica. Quest’immagine è un tipico esempio di come la fotografia, ieri come oggi, continui a “svolgersi in tre tempi”.

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I tre tempi della fotografia: dalla preproduzione alla postproduzione

  1. Preproduzione: studio ed immaginazione di un layout e ricerca di props per il set, dal cavallo ad un assistente; il dittatore dovendo posare non può rischiare di cadere dal cavallo.
  2. Shoot: il soggetto posa nella scena, è presente l’assistente di set che controlla l’animale.
  3. Postproduzione: viene eliminato l’assistente dall’immagine, il cielo viene contrastrato per rendere la foto più drammatica.

Chiudendo, l’odierna postproduzione fotografica anche chiamata camera chiara non è nient’altro che la stessa, sicuramente più evoluta, grazie all’evoluzione della tecnologia e dell’attrezzatura che la permette.

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