Polaroid, un mito che non muore

Polaroid Life

Polaroid, un mito che non muore

Nell’estate del 2008 la tecnologia digitale sembrava aver inferto un colpo ferale all’analogico: la famosa azienda americana Polaroid annunciava, dopo settant’anni dalla nascita, la fine della produzione delle omonime pellicole, quelle che avevano portato l’istantaneità nel mondo delle immagini e dei ricordi.

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Ma la morte di un mito, non lascia indifferenti. Così nell’ottobre dello stesso anno Florian Kaps (CMO), “entrepreneur” austriaco ed entusiasta della pellicola istantanea, André Bosman (COO), ex-dipendente Polaroid (quasi 30 anni di lavoro nello stabilimento in Olanda di Enschede), Marwan Saba (CFO) e un selezionato gruppo di esperti delle pellicole integrali (tutti ex dipendenti Polaroid) decidono di fermare tutto e dopo una lunga trattativa con l’azienda americana riescono a firmare un contratto di 10 anni per l’utilizzo della fabbrica in Olanda con l’obiettivo concreto di riprendere, re-inventando un brand, la produzione delle pellicole analogiche.

Una sfida temeraria, ma nell’ottobre del 2010 ‘’The Impossible Project’’, questo il nome del progetto, annuncia al mondo che la fotografia istantanea non morirà, che un futuro delle macchinette che tutti hanno conosciuto e amato è ancora possibile.

Questi supereroi stanno vincendo una sfida: quella dell’emotività. Infatti, le Polaroid non sono mai state un prodotto di ottima qualità e nemmeno a buon mercato. Formato piccolo, colori distorti, sfocature, effetti variabili dovuti alla temperatura: il risultato era sempre imponderabile.

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Eppure ad oggi sono 20.000 i membri della web community Polaroid a cui si aggiungono club, negozi, gallerie virtuali e reali, e un esercito di amanti, appassionati, o semplici sperimentatori dell’istantanea. Il segreto di tutto questo? Il tatto.

Perché aldilà dei difetti, dell’instabilità, della vulnerabilità di questa pellicola, l’immagine che produce la possiamo immediatamente toccare. E sull’onda dell’emozione questo non ha prezzo.

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