L’indipendenza per lavorare nel digitale

L’indipendenza per lavorare nel digitale

Un Master di livello è in grado di darti le competenze cognitive, conoscitive e operative per lavorare nel digitale, ma i valori che ho definito S.A.C.R.I. (gli inglesi direbbero le “soft skills”) sono o innate, o acquisibili solo attraverso un duro lavoro su di sé.

Con la dott.ssa Francesca Ungaro, psicologa delle dinamiche dell’online, ho avuto la possibilità di approfondire i 5 valori S.A.C.R.I. per lavorare nel digitale senza.. perdere la testa: Serendipità, Adattamento, Condivisione, Resilienza, Indipendenza.

Parliamo della I dei valori S.A.C.R.I., l’indipendenza, ovvero la capacità di cogliere qualcosa di inaspettato mentre si sta cercando altro.

Ecco allora le domande e le risposte! Buona lettura 🙂

3 domande e 3 risposte sull’indipendenza

1 – Come è definibile in psicologia l’indipendenza?

L’Indipendenza in psicologia è tutt’altro che semplice da definire.
Non riporta al concetto di libertà letteralmente inteso, quanto alla conquista di qualcosa di molto più complesso.
Naturalmente, esistono diverse forme di Indipendenza, ad esempio quella economica, affettiva, prettamente fisica e di pensiero.
Nel campo psicologico, si tratta di un insieme di componenti che stanno alla base dell’Autonomia Cognitiva ed Emotiva di una persona.
I legami, anche quelli molto stretti, di dipendenza da familiari o amici non minano per forza l’Indipendenza, purché si rimanga liberi di decidere di sé e della propria vita in maniera autonoma.
L’uomo è e rimarrà sempre un essere sociale, e per natura costantemente bisognoso di relazioni. L’Indipendenza, tuttavia, è una conquista che l’individuo ottiene attraverso un lungo processo di differenziazione interpersonale.
E’, infatti, necessario percorrere un cammino che molto spesso non è lineare, ma segue errori e nuovi tentativi fino all’età adulta.

Da neonati non esiste alcuna forma di Indipendenza: la nuova creatura che nasce si percepisce, secondo gli studi psicologici, parte integrante e indifferenziata della madre. Con l’acquisizione di qualche anno di vita, il bambino sperimenta le prime forme di autonomia. Toccare la propria pelle è il primo passo per iniziare riconoscersi come essere a sé stante.
Poi arrivano i primi passi, riuscire a stare in piedi da soli, la capacità di afferrare con le proprie mani gli oggetti e, lentamente, di mangiare da soli. Si arriva alla scuola materna, alle elementari, si impara a leggere, scrivere e pensare da soli.
Eppure, la fase di crescita umana indispensabile da vivere e superare al meglio è quella dell’adolescenza.
Un periodo piuttosto problematico, in cui cambia radicalmente il modo di porsi coi genitori e con i coetanei. La tematica dell’Indipendenza diventa centrale e, per arrivare a sentirsi liberi, ci si vuole liberare dai legami.

E’, infatti, l’epoca della discordia e dell’opposizione dai genitori, che è psicologicamente necessaria per poi riuscire a prendere le giuste distanze come individuo adulto e maturo.
Psicologicamente, è impossibile pensare di raggiungere l’Indipendenza Emotiva se non si vive e si supera questo periodo pur faticoso, pieno di contraddizioni e contrasti interni ed esterni alla persona.

2 – Quali sono le caratteristiche di una persona davvero Indipendente?

Come si è già detto – ed è indispensabile ribadire – essere persone psicologicamente Indipendenti non significa affatto negare aiuti, legami, rapporti anche molto stretti con altre persone.

Anzi. Le coppie o le amicizie più forti sono proprio quelle che si intaurano tra due individui Indipendenti, capaci di sentirsi in qualche modo completi anche stando da soli.

Una persona Indipendente è capace di ragionare con la propria testa e, ancora più importante, sentirsi responsabile di sè e delle proprie decisioni.
E’ una persona che ha trovato – nel suo percorso di crescita cognitiva ed emotiva – un vero equilibrio nella vicinanza o lontananza psicologica con l’Altro. Un equilibrio tra individualismo e appartenenza al gruppo, tra separazione e unione.

E’ molto difficile riuscire ad essere psicologicamente Indipendenti, ma l’obiettivo è la stabilità personale in un’ottica di continuo confronto con gli altri. Con le altrui opinioni, emozioni e sentimenti, ruoli. Indubbiamente, una persona davvero Indipendente è una persona felice.
Non perché “basti a se stessa” in totale autonomia, ma perché è in grado di contare su un nucleo forte di Personalità e sulla capacità di creare e contivare relazioni durature, solide e costruttive allo stesso tempo.

3 – Quali sono i rischi dell’essere “troppo Indipendenti”? L’isolarsi? La solitudine?

Proprio perché l’Indipendenza psicologica è una conquista molto difficile, sono tanti i rischi a cui si va incontro.
Innanzi tutto, essere Indipendenti non è affatto una condizione immutabile della persona. Eventi di vita – felici o traumatici – possono da un momento all’altro minacciare o distruggere l’equilibrio che si era creato.
L’Indipendenza è un conquista continua, non si può dire di averla raggiunta per sempre.
E forse – riflettendoci bene – è in questo che sta la complessità e la bellezza dell’essere umano e del suo cammino di crescita che non finisce mai.
Generalmente, le persone che sembrano più forti e potenti in sè, assolutamente del tutto autonome, non hanno affatto raggiunto la vera Indipendenza psicologica. Contrariamente a quanto si pensi o si senta, sono proprio tra le persone più fragili e dalla personalità più debole.
Perché è la continua necessità di dimostrare di non avere bisogno di niente e di nessuno a parte se stessi dimostra, in reltà, una profonda immaturità.
Dall’incapacità all’ascolto del prossimo a quella del confronto reale: non c’è apertura, perché il rischio di esporre la propria personalità a pensieri e sentimenti altrui è quello di perdersi.
Perdersi in una confusione emotiva tale che non ci si può certo permettere: si cadrebbe senza la forza di rialzarsi.

L’apertura al confronto cognitivo ed emotivo è indispensabile.
L’Indipendenza psicologica si gioca su un equilibrio sottile come un filo, difficilissimo da mantenere.

Perché all’opposto delle persone che “non hanno bisogno di chiedere nulla” si trovano le persone che non riescono psicologicamente a vivere senza un contatto stretto con l’Altro.
Che è un contatto non tanto fisico, quanto mentale ed emotivo.
Anche in questo caso, si trovano le persone più fragili e deboli, che non sono mai riuscite a raggiungere un livelo di matuazione psicologica sufficiente a strutturare una personalità propria concreta e solida.
Sono le persone che confondono il concetto di relazione e desiderio – amicizia, amore, collaborazione – con quello del bisogno di avere qualcun altro che le completi.
In questo caso, è possibile trovare anche veri e propri Disturbi di Personalità che rientrano nella psicopatologia umana, come il Carattere Dipendente.
La solitudine in sé ha un significato differente e non per forza – anzi – negativo.

Purché non sia portata all’eccesso, condizione allora di nuovo di mancanza di apertura al confronto cognitivo ed emotivo con gli altri.
Quando, in poche parole, non ci si “mette in gioco” perché la propria personalità è talmente inconsistente da avere paura – ancora una volta – di perdere sé stessi.
Tuttavia, esistono casi in cui la solitudine è sintomo psicologico di maturità: tutto dipende da quanto e per quanto tempo è necessaria e con quale intensità.
Lo è positivamente quando si cerca di ritrovare forza interiore o stabilità dopo brutti accadimenti, o più semplicemente quando ci si è relazionati talmente tanto che il desiderio di silenzio risulta un sollievo.

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