IN PRINCIPIO ERA IL SELFIE

IN PRINCIPIO ERA IL SELFIE

Chi non ha peccato di selfie scagli la prima pietra. Il selfie, l’autoritratto con smartphone e webcam, è ormai una pratica dilagante e trasversale a tutte le fasce d’età e ceto sociale. Ma sono davvero così recenti le sue origini?

Il primo autoritratto fotografico conosciuto risale al 1839, quando Robert Cornelius, fotografo statunitense, realizzò un dagherrotipo di sé stesso. Dal momento che il processo di ripresa era molto lento, Cornelius ebbe il tempo di scoprire le lenti, posizionarsi davanti all’apparecchio fotografico per un minuto o più e infine rimettere il coperchio all’obiettivo.

Il primo selfie o autoritratto fotografico. 1839

l primo autoritratto fotografico conosciuto risale al 1839, quando Robert Cornelius, fotografo statunitense, realizzò un dagherrotipo di sé stesso.

Nel 1914, invece, la tredicenne granduchessa russa Anastasija Nikolaevna fu una delle prime adolescenti a riprendere una fotografia di se stessa da mandare a un amico, utilizzando uno specchio. Nella lettera che accompagna la fotografia, scrisse: «Ho scattato questa fotografia di me stessa attraverso lo specchio. È stato molto difficile, dal momento che mi tremavano le mani».

Selfie della granduchessa di russia Anastasija Nikolaevna

«Ho scattato questa fotografia di me stessa attraverso lo specchio. È stato molto difficile, dal momento che mi tremavano le mani».

Con grande sorpresa, già ai primi del 20° secolo, c’era chi si scattava i primi selfie di gruppo: è datata dicembre 1920 la foto d’epoca auto scattata da  cinque Lord della Byron Company.

Cinque lord della Byron Company in una selfie di gruppo, 1920

I primi selfie di gruppo, dicembre 1920

Oggigiorno con l’avvento della tecnologia degli smartphone ognuno di noi può improvvisarsi

fotografo e ovunque nel mondo le persone possono essere raggiunte dalle nostre immagini.

E così sponsorizziamo noi stessi in un momento di allegria, d’intimità, di vita quotidiana manifestando il legittimo desiderio interiore di esistere. Ma cosa accade quando si superano i confini del buon senso e l’uso diventa distorto o peggio abuso? Secondo un recente studio dell’ University of Ohio (USA) pubblicato sulla rivista “Personality and Individuality Differences”, siamo moderni Dorian Gray, continuamente ossessionati dall’idea che il mondo potrebbe avere su di noi e pur di piacergli saremmo disposti a cambiare noi stessi,  stravolgerci pur di apparire.

Certo la diffusione della selfie mania è stata incentivata dall’utilizzo che ne fanno i personaggi pubblici. Uno per tutti Obama che abbraccia la moglie Michelle nel giorno della rielezione.

Selfie Obama

Selfie moderni? Obama abbraccia la moglie Michelle nel giorno della rielezione

E se nell’era del self-branding tutto ormai è stato contaminato, anche il modo di fare notizia e cronaca sembra adeguarsi: il quotidiano sudafricano Cape Times ha lanciato una campagna che rivisita alcuni degli scatti più famosi in chiave selfie utilizzando il fotomontaggio, come il celebre bacio tra il marinaio americano e l’infermiera a Time Square per festeggiare la fine della Seconda Guerra Mondiale.

marinaio infermiera selfie

Selfie non selfie: una campagna pubblicitaria reimmagina le foto che hanno fatto la storia in chiave mobile

La storia non è mai stata così vicina ai nostri occhi.

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