FOTOGRAFIA PUBBLICITARIA. UN LINGUAGGIO, NON UNO STILE

FOTOGRAFIA PUBBLICITARIA. UN LINGUAGGIO, NON UNO STILE

FOTOGRAFIA PUBBLICITARIA. UN LINGUAGGIO, NON UNO STILE

La fotografia, nel settore dell’advertising, nasce per esaltare un prodotto sostituendo la tecnica illustrativa alla fine del 1800 e posizionandosi sui primi spazi media allora disponibili, i primi giornali. Il linguaggio era molto semplice e immediato: all’utilizzo di verbi all’imperativo “bevete…”, “Al vostro farmacista chiedete…” veniva affiancata l’immagine del prodotto, uno still life. Come si è modificato il linguaggio?

Oggi il linguaggio è cambiato; il consumatore, quindi il destinatario della comunicazione pubblicitaria, non è più un analfabeta visivo, un affamato da sfamare. Il consumatore ha preso coscienza del suo ruolo, non vuole affidarsi a un singolo brand ma vuole poter indagare sul ventaglio di possibilità che gli si offre: l’immagine pubblicitaria sta cambiando di conseguenza.

Qui una vecchia campagna del brand Toyota per pubblicizzare il modello Corolla.

Analizziamola:

fotografia e advertising toyota corolla

fotografia e advertising toyota corolla

– still life del prodotto in primo piano (l’automobile)

– ritratto del target (la fascia di possibili acquirenti)

 

Qui una campagna odierna del brand Toyota per il modello FJcruiser 4×4.

Analizziamola:

advertising toyota fj cruiser

advertising toyota fj cruiser

– il prodotto non compare

– la foto richiede all’utente una lettura

rispetto alla precedente immagine questa riesce a far fermare un utente per qualche secondo in più sull’eventuale pagina di giornale dove è posizionata.

l’immagine comporta uno sforzo cognitivo

Mentre nella prima fotografia l’immagine “parla” con un verbo ancora imperativo, nella seconda campagna ci troviamo di fronte ad un ottimo esempio di reason to believe, un motivo per cui selezionare questo prodotto tra altri.

L’immagine fotografica realizzata per il modello FJcruiser spinge l’utente a dare valore al suo sistema 4×4 (posso prendere delle scorciatoie sfruttandolo), il guard rail rotto parla della resistenza dell’auto (oltre ad “arrampicarsi” riesce a superare anche altri tipi di ostacoli), la scelta del paesaggio cerca di abbracciare il target (avventura e quindi viaggiatori avventurieri), la scelta della strada chiude la comunicazione (si parla di auto d’altronde, verrebbe da dire, ma non è un curva qualsiasi, è un tornante di montagna), i toni, l’inquadratura e le dominanti creano un’atmosfera onirica.

Ecco come in una sola immagine oggi si “parli” di più rispetto a prima e la grammatica è cambiata; dall’imperativo al condizionale; dal “bevete” al “potreste scegliere la nostra bibita perché…”.

La fotografia si rivela un linguaggio potente, riesce, anche grazie a un confine, a esprimere perfettamente i bisogni sia di un brand che di un possibile acquirente, mettendoli finalmente in contatto, senza ordinare, senza truffare. Nell’era delle reasons to believe la fotografia è uno strumento efficace per una mente allenata a comunicare.

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