Life Magazine e le icone della fotografia di guerra

Life Magazine e le icone della fotografia di guerra

Durante il secondo conflitto mondiale i fotografi accompagnarono le truppe al fronte, su entrambi i versanti. Life Magazine riferì, storia dopo storia, le battaglie in Europa e in patria. Lo staff della rivista comprendeva alcuni dei nomi più noti della fotografia del XX secolo: Margaret Bourke-White, Carl Mydans, Gordon Parks e Alfred Eisenstaedt.

Fondato nel 1936 Life Magazine sarebbe diventato, nel corso di quasi 40 anni d’esistenza, lo specchio della vita degli Stati Uniti. I fotografi che lavoravano con le truppe indossavano uniformi militari, proprio come fossero membri dell’esercito. A volte al loro seguito viaggiava anche un assistente che prendeva appunti per poi scrivere le didascalie.

"I drew an assault boat to cross in - just my luck.  We all tried to crawl under each other because the lead was flying around like hail."  Crossing the Rhine under enemy fire at St. Goar, March 1945.  Army. (OWI) Exact Date Shot Unknown NARA FILE #:  208-YE-132 WAR & CONFLICT BOOK #:  1086

“I drew an assault boat to cross in – just my luck. We all tried to crawl under each other because the lead was flying around like hail.” Crossing the Rhine under enemy fire at St. Goar, March 1945. Army. (OWI)
Exact Date Shot Unknown
NARA FILE #: 208-YE-132
WAR & CONFLICT BOOK #: 1086

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Ovviamente il padre della fotografia di guerra cui tutti gli altri tentarono di ispirarsi fu Robert Capa. Nato in Ungheria con il nome di Andre Friedman, adottò il cognome Capa che in ungherese significa ‘pescecane’, durante la guerra civile spagnola. Divenne famoso per essere impavido e perché ripeteva spesso: “Se le foto che scatti non ti soddisfano è perché non ti sei avvicinato abbastanza”. Le fotografie del D-Day scattate da Capa sono tra le più celebri in assoluto. Quel giorno consumò ben 4 rullini con la sua 35mm Contax. Gli editor della redazione di Londra ricevettero le pellicole e le svilupparono lì per lì.

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La leggenda vuole che Johon Morris, il caporedattore, nel tentativo di imbarcarle nel primo volo per New York, avesse chiesto al tecnico di camera oscura, Dennis Banks, di asciugarle e prepararle nel minor tempo possibile. Banks chiuse gli sfiatatoi dell’essiccatore per accelerare il procedimento, ma quando aprì la porta scoprì che, su tre dei quattro rullini che stava sviluppando, l’emulsione si era fusa. Riuscì a salvare solo 11 fotogrammi, che tuttavia rappresentano ancora oggi alcune tra le immagini di guerra più riconoscibili ed emozionanti.

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Dopo la guerra Life Magazine pubblicò memorabili servizi in bianco e nero. Nel 1948 Eugene Smith realizzò la serie ‘Il dottore di campagna’.

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Benché fosse disponibile la pellicola a colori, i fotografi preferivano il bianco e nero per la sua semplicità e la capacità di catturare immagini anche con la luce fioca. Una straordinaria eccezione, che anticipò l’imminente futuro, fu la scelta del fotografo Larry Burrows di scattare a colori la Guerra del Vietnam. Le luci verdi della giungla, il rosso e l’arancione della granate, il rosso acceso di tutto il sangue proiettarrono visivamente la guerra nella vita quotidiana.

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Negli anni ’70, anche la diffusione della televisione a colori agevolò la diffusione della fotografie a colori nelle riviste.

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