Fotografia: possiamo parlare di arte?

Fotografia: possiamo parlare di arte?

Può la fotografia far parte del complesso campo dell’arte?

In contemporanea con la nascita del dagherrotipo iniziò la diatriba su quanto possa essere definita, la fotografia, una forma d’arte. In un’epoca in cui era definibile “arte” qualsiasi prodotto creato con le mani (scultura, pittura, incisione), alla fotografia venne immediatamente contestato il mezzo.

La contestazione nacque dal fatto che il primo utilizzo dell’apparecchio fotografico fu quello ritrattistico, sino ad allora appannaggio della pittura, liberandola, in un certo senso, dalla necessità di imitare la realtà, ma entrando in conflitto con i pittori realisti, uno su tutti Paul Delaroche, che, con l’uscita del dagherrotipo, dichiarò: ”da oggi la pittura è morta”. In realtà, la fotografia, fornì la possibilità di sviluppo di nuovi movimenti di avanguardia, soprattutto quello futurista secondo cui una figura non è statica, ma si moltiplica, si deforma, si sussegue nello spazio che percorre.

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Iniziò così a prendere piede, fornendo prodotti più accessibili e meno costosi, sottraendo occasioni di lavoro a molti pittori e mettendo in crisi il mondo artistico che arrivò a dichiarare che “la fotografia deve essere intesa come un servizio dell’arte, ma mai Arte, perché mentre la prima crea, essa unicamente riproduce”.

Nei fatti invece la fotografia condusse la pittura verso l’interesse per la contemporaneità e la sperimentazione artistica. S’iniziarono a elaborare diverse tecniche per colorare, verniciare e sfumare le immagini, utilizzando grafite, colori trasparenti e olio e a intervenire anche in fase di sviluppo e stampa con effetti di sfocato, viraggi e trasparenze. Molti furono i pittori che passarono alla fotografia sperimentandola come forma d’arte, uno su tutti Man Ray che realizzò fotografie senza l’utilizzo dell’apparecchio fotografico, rifacendosi direttamente al termine stesso che deriva dal greco, phôs (luce) e graphè (disegno) ottenendo immagini deformate semplicemente avendo poggiato oggetti su fogli di carta fotografica.

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E, anche se ancora oggi in molti non credono nella fotografia come arte ma come tecnologia, esiste una percentuale sia pur minima di immagini oggetto di considerazione da parte dei critici d’arte che riconoscono al fotografo un processo di idealizzazione, progettualità e tecnica pari a quello di qualunque artista. E confondere ancora oggi l’atto fotografico con il semplice click è restrittivo e ingannevole.

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