Foto dal finestrino. Un libro fotografico e non solo di Ettore Sottsass

Foto dal finestrino. Un libro fotografico e non solo di Ettore Sottsass

Ettore Sottsass è stato un architetto, designer e fotografo italiano, marito di Fernanda Pivano. Un artista versatile, anche se a lui non piaceva essere definito artista, bensì architetto. A noi interessa l’aspetto che lo sorprende fotografo, un po’ per caso un po’ per desiderio. Con uno sguardo essenziale e mai consueto, capace di cogliere quello che ai più sfugge, di narrare e accostare con poesia, ma anche con amara ironia.

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Negli affollati scaffali della più nota e capillare libreria italiana, ci attira, nel reparto dedicato alla Fotografia, un tono di azzurro impercettibile, quasi risucchiato dai ponderosi tomi limitrofi. Si tratta di un libricino, un piccolo gioiello, e se come garantisce il proverbio il vino buono sta nella botte piccola, lo acquistiamo.

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Nessuna delusione. Solo scoperta. Quella di un mondo nascosto che qualcuno è stato capace di svelare per noi. In ventisei istantanee e altrettante didascalie. Forse Sottsass non amava sentirsi definire artista, ma lo è stato suo malgrado. Nelle sue immagini ritroviamo l’acume, la profondità, il racconto che, invece, a molti fotografi, definiti grandi, manca.

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Si legge in una delle didascalie del libro:

“Abbastanza raramente mi incontro con l’architettura.
Molto spesso mi incontro con l’edilizia, con milioni di metri cubi di stanze tutte uguali, con una porta e una finestra, ammassate in grandi mucchi, che arrivano anche a ottanta metri di altezza e certe volte anche a cento e cento cinquanta metri. Non so bene.

Quelle montagne di stanze tutte uguali mi fanno molta impressione perché mi sembra che su quelle montagne ci sia poca pietà per la gente che le deve scalare.

Qualche volta mi incontro con sculture enormi, qualche volta mi incontro con sculture enormi, grandi come case e qualche volta mi incontro anche con <>.
Così le chiamano.

Abbastanza raramente mi incontro con l’architettura, quella che prova ad avvolgere con cura il mio corpo e la mia molto fragile anima.”

(articolo a cura di Pamela Piscicelli/D.O.O.R.)

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