Fotografare un paesaggio: elementare, Watson? Non proprio! I parte

Fotografare un paesaggio: elementare, Watson? Non proprio! I parte

Per iniziare: cosa fotografare?

Le belle fotografie sono soprattutto il risultato di un processo mentale.
Prima di tutto bisogna cercare di cogliere lo ‘spirito del luogo’, perché è questo che ci ha colpito e ci ha fatto percepire questo posto come degno di essere fotografato. Pensiamo agli aggettivi che useremmo per descriverlo: sconfinato, maestoso, lussureggiante, etc. Studiamo la scena per mettere in evidenza proprio quello che ci ha colpito e la sensazione che vogliamo trasmettere. Poi pensiamo al come: scelta dell’obbiettivo, dell’ora del giorno, della composizione. Tutto deve convergere a dare rilievo alla scena. In un deserto per esempio, un’ampia scena con dentro il sole potrebbe servire a mettere in evidenza il gran caldo, oppure accorgerci che una sola piantina che cresce fra le dune rappresenta meglio la severità del luogo.

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Tornare e ancora tornare.

Se abbiamo tempo a disposizione, bisogna ritornare sulla scena in momenti diversi della giornata (o anche in diverse stagioni) per vedere gli effetti dei cambiamenti di luce. Il mattino presto o il tardo pomeriggio sono i momenti in cui il sole è caldo ha toni più caldi e getta ombre che danno alla scena profondità. Non dimentichiamo che le angolazioni del sole cambiano al mutare delle stagioni. Ciò che è in ombra in un pomeriggio d’inverno potrà benissimo essere in piena luce d’estate. Se il cielo è coperto non lamentiamoci: può essere prezioso per dare risalto ai colori a causa della maggiore saturazione che produce (quindi un prato smeraldo ne verrà esaltato, stessa cosa per le foglie d’autunno, etc.). E non lasciamoci scoraggiare dai cieli tempestosi. Aumentano il pathos e con un po’ di pazienza e fortuna troveremo raggi solari che filtrano tra le nuvole creando un effetto piacevole e d’atmosfera.

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Grafismi? Sì, grazie.

Cerchiamo elementi grafici da introdurre nella scena: un fiume o una strada serpeggianti, il profilo di una scogliera, un’ombra particolarmente drammatica. A cosa ci servono? A indirizzare lo sguardo del nostro osservatore. Ed evitiamo la pigrizia: la prima regola è spostarsi per vedere come cambia la scena al mutare del punto di vista. Non limitiamoci a guardare la strada. Per fotografare un paesaggio bisogna sporcarsi sempre: le migliori angolazioni potrebbero essere in mezzo a un torrente o a metà di un dirupo.

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Nel prossimo post parleremo dell’equipaggiamento necessario.

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