6 cose che ogni fotografo dovrebbe imparare da Henri Cartier-Bresson

6 cose che ogni fotografo dovrebbe imparare da Henri Cartier-Bresson

Henri Cartier-Bresson è considerato un pioniere del foto-giornalismo, tanto da meritare l’appellativo di “occhio del secolo“. Co-fondatore di Magnum, la sua vita era piena di avventura, che ha saputo tradurre nelle foto che tutti amiamo.
Se fosse possibile probabilmente ancora oggi molti fotografi lo vorrebbero come insegnante. Guardando al suo lavoro, alla sua vita e alle sue dichiarazioni, possiamo provare a enucleare ed enunciare una lista di regole d’oro da applicare per diventare bravi fotografi.

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1. SCOPRI DOV’È L’AZIONE E SEGUILA

Henri Cartier-Bresson era una di quelle persone che stava sempre al centro dell’azione. La sua vita sembra un fiilm: catturato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale; viaggia attraverso gli Stati Uniti; ottiene l’ingresso in Unione Sovietica subito dopo la morte di Stalin; assiste al crollo della Cina imperiale; parla con Gandhi poche ore prima del suo assassinio. Difficile eguagliarlo. Ma il punto non è questo: è che appena HCB scopre la fotografia nel 1920, la trasforma nella sua vita, la usa per esplorare nuovi luoghi e indagare grandi eventi. La sua curiosità personale coincide con quella fotografica. Dobbiamo fare questo: mantenere la nostra naturale curiosità senza restare bloccati in un modello stantio.

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2. NON PENSARE TROPPO ALLA COMPOSIZIONE

Cartier-Bresson è famoso per le composizioni perfette, dove tutti gli elementi di una scena costruiscono un’immagine perfettamente bilanciata. Tuttavia la maggior parte delle sue immagini sono spontanee e frutto di un subconscio istintivo. Era capace di cogliere momenti di azione improvvisi, e trasformali in equilibrio formale. Padroneggiare le regole compositive (terzi, sezione aurea, etc.) aiuta semplicemente il nostro sguardo naturale. E alla fine questo può voler dire che una volta imparate le regole, meno si pensa, più le foto catturano potenza e bellezza.

3. LASCIARSI ISPIRARE DAGLI ALTRI

Il lavoro degli altri è sempre fonte d’ispirazione. Nel 1931 s’imbatté in un’immagine di Martin Munkacsi (il cui lavoro ha avuto tra l’altro anche una grande influenza su Richard Avedon) di tre ragazzi di colore in completo abbandono nelle onde del lago Tanganica. Lo scatto restituiva una meravigliosa ‘joie de vivre’, però con una composizione che appariva fuori di canoni dell’epoca. Bresson ne resta colpito e influenzato.

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4. LA FOTO È TUTTA NEL MIRINO

Sorprendentemente, tutto il lavoro di camera oscura sulle sue immagini veniva affidato a colleghi che conosceva e di cui si fidava. Per quanto lo riguardava, l’immagine stava tutta nel momento della cattura: quello in cui la incorniciava nel suo mirino.

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5. SMETTI DI PARLARE DELLA TUA ATTREZZATURA PER UN SECONDO

HCB non ha mai fatto mistero del fatto che la complessità delle apparecchiature fotografiche non suscitava il suo interesse. Nel 1932 ha scoperto la 35 mm della Leica e l’ha utilizzata per il resto della sua carriera, quasi sempre con un obiettivo da 50 mm. Era semplice, discreto e facile da trasportare, e gli forniva tutto ciò che desiderava.
È sempre stato più assorbito dalla “vita” che “fotografia”, e per questo le sue immagini sono così interessanti.

6. SCEGLI IL MOMENTO

L’espressione, l’istante decisivo, è indissolubilmente legata a Cartier-Bresson. Tutti abbiamo una vaga idea di ciò che s’intende con essa: quell’istante fugace durante il quale tutto il necessario per una grande foto si palesa nel medesimo momento. Una grande foto è solo un fermo immagine in una piccola frazione di secondo. Dobbiamo trovarci pronti, come quando si è a caccia. Aspettare pazientemente la preda / il soggetto che appare, allinearla nei luoghi / nel mirino e sparare/scattare al momento giusto.

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La sua frase più celebre è forse questa: “Fare una fotografia vuol dire allineare testa, occhio e cuore. È un modo di vivere
Lui lo ha scelto, e le sue fotografie hanno reso quei momenti di vita indimenticabili.

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